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Mercoledì, Settembre 08, 2010
   
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Che differenza passa tra un ragazzo diversamente abile iscritto al  Centro ed un operatore dello stesso Centro? La mentalità comune risponderebbe subito: lo stipendio!

Non è comune,infatti, scorgere la sottile linea di confine tra una vocazione ed un semplice mestiere, nel mondo delle relazioni di aiuto e del terzo settore in genere.

Siamo amici o siamo stretti da un rapporto economico di fornitore ed utente? E la relazione che instauriamo è  vera o frutto solo di quello stipendio che ogni operatore percepisce?

La storia del nostro Centro ci dice che sono relazioni di comunità.

Comunità intesa in senso ampio perché è la comunità tutta che sostiene l’esistenza delle realtà no profit come è più bello insieme; comunità  intesa in senso stretto di reciprocità dei rapporti ( come avviene in una famiglia), perché se è vero che il ruolo di operatore resta una posizione professionale, nella quotidianità ognuno sa di dover dare e ricevere dall’altro, perché il vero operatore è un alleato, un compagno di viaggio di una persona disabile, mentre la persona disabile in una struttura come la nostra, intenta a creare risultati concreti di integrazione sociale, non è solo utente ma anche gestore del Centro. Ma la relazione di comunità  va intesa anche nel senso più intimo, di quel “bello”  che fa parte del nostro nome ma anche e soprattutto della nostra identità  vocazionale.

La nostra è una comunità  nella misura in cui ognuno è pronto a scommettere sulla bellezza dell’altro, non importa se operatore, familiare o utente, purchè sia, qui, oggi.

La responsabilità di essere una comunità allora non potrà ricadere solo sul gruppo degli operatori ( che restano invece responsabili della prestazione, che è  un dovere e non un favore) ma di tutti, tutti siamo responsabili della trasformazione di una semplice prestazione professionale in una relazione di comunità, che faccia sentire unite le famiglie, vicini i ragazzi, migliore la società.

In questa storia di bellezza e di comunità  il Signore non ha tardato a farsi sentire.

In verità, fin dall’inizio ci ha guidati in un’esperienza che ha fatto sintesi tra la vocazione dei singoli ed il diritto/dovere ad una buona qualità di vita per le persone disabili, ed in questo Natale del 2007 ci ha dato la possibilità  di trasferire questa esperienza ormai matura in una casa adatta ai nostri ed ai Suoi sogni di giustizia, una nuova struttura in mattoni!

In questi sei anni e più la nostra comunità è stata fedele nel poco ed adesso il Signore ci ha benedetto e ci ha affidato una più grande responsabilità.

Il nuovo Centro è per noi la stabilità raggiunta di un’idea, che sente su di sé il dovere e la leggerezza di andare sempre avanti, per il meglio di tutti, persone disabili, famiglie, volontari ed operatori, ma che, in più, si apre a due nuove comunità, il Rione Libertà, la parrocchia San Modesto. Entrerà in sinergia con la Scuola Elementare che ci ospita, ma anche con il comitato di quartiere, il Centro Anziani e tutti gli attori del territorio in cui andremo ad abitare.

Sarà un incontro tra “belli”!

Non possiamo esimerci dal ringraziare l’amministrazione comunale per averci dato la giusta attenzione.

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